Valerio Bianchini: “Il derby Maxima-BC una questione capitale. Al basket serve Roma”

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Valerio Bianchini: “Il derby Maxima-BC una questione capitale. Al basket serve Roma” 1

Nico Mannion

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Valerio Bianchini, dopo 46 anni torna un derby a Roma in . Domani, al PalaEur, Maxima contro la sua BC, di cui è presidente onorario. Persino le radio romane hanno iniziato a parlare di basket.

«L’intensità la sto sentendo tutta, anche se qui a Roma di derby siamo un po’ tutti neofiti. Le stesse tifoserie non sono ancora ben identificate. Ma una cosa non manca di sicuro: l’entusiasmo».

Inaspettato?

«Dai più forse. Io ho sempre avuto la sensazione che Roma avesse voglia di basket dopo 6 anni senza Serie A e tutto il sistema avesse voglia di riavere Roma. Non a caso l’Nba nel suo progetto europeo ha incluso anche la Capitale».

Milano e Roma, polo nord e polo sud dei canestri italiani.

«Roma ha 4 milioni di abitanti, un bacino enorme lasciato a riposo per troppo tempo. Su quell’asse si è vissuta forse la pagina più bella del nostro basket. Noi contro loro, negli anni 80. E nella mia Virtus c’erano 9 giocatori romani. Abbiamo vinto scudetto, Coppa Campioni, Intercontinentale».

Il leader della BC è un italiano, Nico Mannion.

«È un giocatore incantevole e sua mamma, Gaia , vive a Ostia ed è già tifosissima. Con suo padre Pace ci siamo scontrati in campionato: ci conoscevamo bene».

Un derby di Roma in Serie A manca da 46 anni.

«Con la Stella Azzurra ne ho giocato qualcuno in Serie B contro la Lazio, che all’epoca era allenata da Nello Paratore, uno dei padri fondatori del nostro basket. Noi eravamo una squadra di vertice, loro nei bassifondi, eppure ci battevano regolarmente. Mi lamentai. Dissi: “Nello Paratore è pigro, si impegna contro di noi e poi perde contro tutti gli altri”. La cosa non fu molto carina da parte mia».

Giocavate, come la BC, al PalaTiziano.

«Sì. Ma nel 1977 avemmo il PalaEur, che all’epoca era un’enorme spelonca abbandonata dai tempi delle Olimpiadi. Al primo allenamento dissi ai ragazzi più giovani: “Guardate questo parquet, ci sono ancora le impronte di Jerry West, di Oscar Robertson, dei grandi della nazionale Usa oro olimpico qui”. Ci misi molta enfasi. Un ragazzo mi disse: “Coach, te credo, ‘sto campo non l’hanno mai spazzato”. Questo è lo spirito romano, ti riporta in un attimo con i piedi per terra. Da Roma non sono più andato via».

Domani si torna lì, sulle orme di Jerry West e Oscar Robertson.

«La Maxima può portare 12mila spettatori. So che ce ne saranno almeno 6mila. Forse qualche biglietto l’hanno anche regalato, ecco, però che bello».

Di là c’è anche Totti. Sentite già una rivalità di sapore calcistico?

«Siamo diversi, noi e loro. Il nostro presidente Donnie Nelson appartiene all’aristocrazia sportiva americana. È figlio di Don Nelson, uno dei più grandi allenatori della storia del basket, scomparso poche settimane fa. È stato tra i primi a portare i grandi europei in , a Dallas. Nowitzki e Doncic sono stati Mavs. Anche lui, Doncic, fa parte del nostro gruppo e di quell’aristrocrazia sportiva che ha deciso di investire su Roma».

Doncic posta immagini delle partite della BC sui social.

«Luka è stato qui in un campetto a giocare con i ragazzini, ha incontrato le autorità locali. È sloveno e sa cosa vuol dire giocare al di qua dell’Oceano, giocare col cuore, con l’anima».

Però su voi e la Maxima pende una sorta di scetticismo, diciamo, romantico. “L’amore non si compra” eccetera. Che risponde?

«Nello sport servono grandi investimenti. Il vero professionismo produce profitto, non debito. L’Nba interviene in Europa anche perché l’Eurolega è in crisi, i club fanno fatica a far quadrare i bilanci».

La paura di molti è che la romana che non dovesse rientrare in Nba Europe chiuderebbe subito.

«Non so quali siano le intenzioni dall’altra parte. Per quanto ci riguarda, Donnie Nelson ha voluto investire proprio su Roma per durare nel tempo. o Nba, non cambierebbe».