Infantino riapre la discussione sulla Russia: “Per quale motivo il calcio?”. E si oppone a ulteriori esclusioni per i paesi in conflitto.

Infantino riapre la discussione sulla Russia: “Per quale motivo il calcio?”. E si oppone a ulteriori esclusioni per i paesi in conflitto. 1

Gianni Infantino con Donald Trump alla consegna del FIFA Peace Prize 

Il graduale rientro della Russia nello sport. Esclusa da tutte le manifestazioni sportive dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e nonostante il conflitto continui a causare vittime, rimanendo lontano da una risoluzione e da una “pace giusta”, l’ostracismo nei confronti di Mosca sta iniziando a attenuarsi. Dopo le varie affermazioni su “se ci sarà la fine della guerra”, “quando accadrà”, “non è giusto penalizzare gli atleti”, gli sportivi che possono competere come neutrali, l’apertura del comitato paralimpico verso la Russia, ora è il turno del calcio.

Infantino e i rapporti con Trump

Si espone nuovamente Infantino, il presidente della Fifa che ha conferito un discutibile premio della pace a Trump quando il Nobel è stato assegnato a Machado, e che si avvicina sempre di più al presidente americano: “La decisione di escludere la Russia dalle competizioni calcistiche internazionali deve essere rivalutata”. Propone la “necessità di annullare il divieto” imposto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. “Questo divieto non ha prodotto alcun risultato, ha solo generato ulteriore frustrazione e odio – ha dichiarato Infantino – Consentire ai ragazzi e alle ragazze della Russia di giocare a calcio in altre parti d’Europa sarebbe vantaggioso”.

La proposta: modificare la regola. Mai più esclusi

E non finisce qui: Infantino ha anche suggerito di rivedere le normative della Fifa, proponendo di inserire nei propri statuti il principio che un Paese non debba mai essere escluso dal calcio per le azioni dei propri leader politici.

“Qualcuno deve mantenere vivi i legami”, afferma criticando anche i boicottaggi previsti per i Mondiali 2026 negli Stati Uniti per motivi legati alle politiche sull’immigrazione o ai piani di Trump riguardo alla Groenlandia.

Il numero uno della Fifa ha evidenziato che finora non ci sono state esclusioni da parte delle aziende e ha domandato: “Per quale motivo allora il calcio?”. “Ritengo che, nel nostro mondo frammentato e aggressivo, abbiamo bisogno di opportunità in cui le persone possano incontrarsi e condividere la passione per il calcio”.

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