La reporter sotto minaccia di morte per le sue domande sul Senegal-Marocco: “Abbandono il calcio, è tossico”
Una questione. E le minacce di morte. A lei, ai suoi figli. Per aver interpellato il portiere del Senegal, Mendy, dopo quell’incredibile finale della gara con il Marocco della Coppa d’Africa, ora annullato dalla Caf. Gli chiede: “Esito a farti le congratulazioni, ti lascerò esprimere tutto ciò che è accaduto alla fine”
Lo sfogo
La giornalista di beIN Sports Vanessa Le Moigne riprende la questione in un video ora che il risultato di quella contestata partita, con il rigore concesso al Marocco al 98°, il Senegal che abbandona il campo e poi viene persuaso a tornare in gioco dopo 16 minuti, i tempi supplementari e la sconfitta dei padroni di casa, è stato cambiato dalla corte d’appello della Caf. Questa domanda, e la possibilità che in quei 16 minuti ci fosse stato un accordo al momento del rigore di Brahim Diaz tra le due squadre per prevenire incidenti allo stadio di Rabat, non è stata gradita al portiere dell’Al-Ahli. E a diversi tifosi. Minacce. Insulti. A lei e alla sua famiglia. Nel lungo sfogo, Le Moigne dichiara: «Il calcio è tossico. Ho una relazione tossica con l’ambiente calcistico.
Arrivi con passione, svolgi il tuo lavoro e le persone ti distruggono, ti minacciano di morte, di violenza e minacciano i tuoi figli. Ma siete impazziti! Cyberbullismo, lo subisco quotidianamente, mi sono adattata, non mi interessa, ma qui è stato amplificato. Quando hanno minacciato i miei figli di morte ho pensato: no, basta».
La giornalista lascia il calcio
Dopo quel Senegal-Marocco, Vanessa Le Moigne aveva dichiarato l’intenzione di interrompere il suo coinvolgimento nel calcio al termine di questa stagione. «A volte ho difficoltà a porre le mie domande a giocatori e allenatori. Sto aspettando la conclusione della stagione. C’è la Coppa del Mondo in arrivo. E poi vedremo in che modo potrò trovare un significato nel mio lavoro». E un messaggio agli uomini: «In tutti i messaggi, solo una donna mi ha minacciata. Questo dimostra che il posto delle donne nel mondo del calcio è “zitta!”»