Gattuso “Il Mondiale è un chiodo fisso, non dobbiamo vedere i fantasmi”

Rino Gattuso
“Il Natale per me rappresenta le luci, l’atmosfera, il presepe. È sempre qualcosa di meraviglioso, mi piace. Sono il tipo di persona che lascerebbe l’albero all’interno della casa tutto l’anno perché porta serenità, gioia e mi fa tornare alla mente l’infanzia, quando avevamo poco, ma quel poco era sempre gradito.” Gennaro Gattuso celebrerà giovedì il suo primo Natale da commissario tecnico e si prepara a concludere un 2025 che lo ha visto assumere la guida della Nazionale, tanto amata durante la sua carriera da calciatore. Un legame profondo, un rapporto passionale che ha raggiunto il suo culmine il 9 luglio 2006, quando all’Olympiastadion di Berlino è diventato campione del Mondo. Alla guida di quell’Italia c’era Marcello Lippi, che ha dichiarato in più occasioni di riconoscere in uno dei suoi allievi preferiti: “Lo ringrazio – afferma Gattuso nell’intervista a Donatella Scarnati per Vivo Azzurro tv – e non posso negare che da quando sono Ct ho spesso copiato ciò che ha fatto lui. Essere coerente, essere autentico, se vuoi costruire un gruppo c’è solo un modo. Dare quella fiducia extra a un giocatore quando si trova in difficoltà, quando qualcuno pensa di non farcela aiutarlo a perseverare fino alla fine. Dare un senso di appartenenza. Lui è stato un maestro in questo.”
Una scelta di cuore
“Quando mi è stata proposta la posizione di Ct ho accettato immediatamente, senza valutare i pro e i contro. Ho preso la decisione e non me ne pento, sono fiero di rappresentare il mio Paese. Mi sento un privilegiato, un uomo molto fortunato. Ho l’opportunità di guidare la Nazionale italiana e credo che milioni di persone desidererebbero essere al mio posto. Ho una grande responsabilità, ma ho già vissuto responsabilità simili all’età di dodici anni: quando sono andato a Perugia, ero in una stanza e pensavo che non potevo tornare a casa, altrimenti avrei fallito. Convivo con la pressione da una vita, spero di dare il massimo e di portare, insieme ai miei ragazzi, gioia all’Italia intera.” Sei partite, cinque vittorie e una sola sconfitta. Questo è il bilancio dei primi sei mesi da Ct di Gennaro Gattuso, che ha raccolto una Nazionale segnata dalla pesante caduta a Oslo contro la Norvegia, risollevandone lo spirito e restituendole identità e carattere: “Sapevo di aver assunto una grande responsabilità e che non sarebbe stato facile, ma devo dire che nelle sei partite che abbiamo disputato, tranne nell’ultima in cui abbiamo sbagliato il secondo tempo, i giocatori hanno dato tutto. La squadra si è sempre mostrata pronta. Ho notato atteggiamenti molto positivi, una mentalità costruttiva e un forte senso di appartenenza. Ho trovato un gruppo di ragazzi che sta cercando di dare tutto ciò che ha. Penso che si percepisca.”
Aspettando i play off
La data evidenziata sul calendario è giovedì 26 marzo, quando a Bergamo l’Italia sfiderà l’Irlanda del Nord nella semifinale dei play-off. Se riusciranno a superare il primo ostacolo, gli Azzurri dovranno quindi preparare i bagagli per giocarsi il pass per il Mondiale martedì 31 marzo a Cardiff o Zenica contro la vincente della sfida tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Dopo il presidente Gravina, anche il Ct invita a procedere con cautela: “Non dobbiamo commettere lo stesso errore di quattro anni fa con la Macedonia del Nord. Il calcio moderno insegna che non esistono più partite facili, che un avversario può sempre mettere in difficoltà. L’importante è saper reagire, non lasciarsi andare se accade qualcosa di negativo, ma mantenere continuità per novanta minuti.” Per citare una canzone di vent’anni fa, serviranno calma e sangue freddo: “Tra tre mesi ci giocheremo qualcosa di significativo, tutta la nazione ci sta aspettando. Ci vuole serenità, dobbiamo arrivarci con la giusta mentalità e con l’amore per il Paese che rappresentiamo e per questa maglia. Dobbiamo assicurarci di essere pronti per ciò che ci aspetta.”
“Non facciamoci logorare da questi mesi”
“L’ossessione è andare al Mondiale, tornare lì dove siamo stati per tantissimi anni, anche da protagonisti. Dobbiamo desiderarlo a tutti i costi, non iniziare a vedere fantasmi alla prima difficoltà.” È troppo presto per concentrarsi sulla partita con l’Irlanda del Nord, meglio dedicarsi al presente: “Devo vivere giorno per giorno. Non sono più il Gattuso di un tempo, quello che aveva un obiettivo e si preparava solo per quello. Oggi sono una persona diversa, svolgo un lavoro completamente diverso. Sono il primo a dover trasmettere calma, devo sbagliare il meno possibile e prendere le decisioni giuste. Se iniziassi a pensare adesso alla partita di marzo, non ci arriverei lucido. La lucidità e l’energia devono essere spese oggi su ciò che andiamo a vedere, su ciò che il nostro calcio propone e sulle scelte che dobbiamo fare. Quando arriveremo a Coverciano, in quei dieci giorni ci dedicheremo a preparare al meglio la partita.” Nei giorni scorsi Gattuso è volato a Riad per assistere alle semifinali della Supercoppa italiana, e da qui a marzo, insieme ai suoi assistenti, seguirà con attenzione tutti i convocabili: “Vivrò questi tre mesi lavorando. Girando e osservando partite. E poi parlando con i miei ragazzi. Li sento spesso, non solo i veterani. Mi piace chiacchierare con loro, sono molto in contatto.” Le porte della Nazionale sono sempre aperte.
Forza e sacrificio
“Abbiamo giocatori di grande talento, anche se è un dato di fatto che ci sono pochi italiani nel nostro campionato. In questi mesi ho molto apprezzato i sacrifici compiuti dai ragazzi, ci sono stati coloro che nonostante fossero malati sono rimasti con noi. Nella mia carriera sono arrivato molte volte a Coverciano con le stampelle. È giusto così, un gruppo non si forma stando insieme solo tre o quattro giorni.” Anche gli italiani sembrano apprezzare il carattere di una Nazionale che avanza compatta verso l’obiettivo: “Da quando sono Ct, la squadra è sempre stata seguita. Sulla Rai ha raggiunto sei, sette milioni di telespettatori. Penso che questo sia la prova che alla gente piace vedere l’Italia e che in questi mesi siamo stati bravi a riaccendere l’entusiasmo.” Un entusiasmo che non manca di certo al condottiero degli Azzurri, che desidera guardare avanti senza voltarsi indietro: “Quando non sentirò più l’adrenalina, il sangue che pulsa, allora rifletterò su ciò che ho fatto nel mio passato. Ora però ho cose più importanti a cui pensare.”