Augusta Masters: comanda Scheffler, disastro Woods

Scottie Scheffler
AUGUSTA – Su questo percorso che ancora una volta sta imponendo le sue regole, non permettendo a nessuno di domarlo davvero, ci sono almeno una dozzina di concorrenti in cerca della consueta giacca verde riservata al vincitore, che in una tasca custodirà anche l’assegno di 3 milioni e 600mila dollari del premio. Dal -7 del confermato leader Scheffler, inizialmente scivolato perdendo tre colpi tra la buca 10 e la 11, poi risorto con un eagle e un birdie alla 14 e alla 17, fino al -1 di Smith, An, Young e Fleetwood, sono in 12 a poter sperare, perché qui all’Augusta National tutto si decide sempre nell’ultimo tratto, come la tradizione insegna. E non c’è distacco, per quanto ragionevole, impossibile da colmare con un finale all’attacco.
A un solo colpo da Scheffler si è piazzato Collin Morikawa, nippo-californiano, che ha registrato il miglior punteggio di giornata con 69 colpi e un solo bogey. In mezzo ci sono poi Homa, Aberg, De Chambeau (il portabandiera della LIV, la lega concorrente, afflitto solo da 3 colpi persi fra la 15 e la 16, parzialmente compensati dal birdie imbucato alla 18 da circa 70 metri di distanza), Schauffelee, Davis e Hojgaard. Sono gli unici sotto il par del campo dopo 54 buche, poiché anche senza il terribile vento del venerdì l’Augusta National ha mostrato il suo lato più ostile a tutti. Un distacco di 6 colpi separa il primo dal 12°. Nessuno di loro avrà un sonno tranquillo nell’ultima notte di vigilia: chi nel timore di essere superato, chi nella speranza di rimontare.
Tiger Woods, una giornata da dimenticare
Tanto lontano, insolitamente distante dalla vetta è scivolato Tiger Woods, 52° su 59, dopo un brutto giro di sofferenza e frustrazione. Il suo score parla chiaro: solo due birdies, sei par; nelle restanti 10 buche ha sempre ceduto colpi al campo con 8 bogey e addirittura 2 doppi bogey per un finale di 82, un numero quasi inconcepibile per uno come lui. Le statistiche sono sufficienti a raccontare la sua sofferenza. La frustrazione traspariva invece dalle sue espressioni, dagli occhi al cielo ogni volta che i suoi colpi non seguivano le sue intenzioni (molto spesso, purtroppo). A differenza del secondo giro, costellato di grandi salvataggi, stavolta le piccole magie per recuperare il par sono mancate, rendendo l’imprecisione nel gioco lungo cruciale nel pesare sul suo punteggio. Orgoglioso come è, tenterà all’inizio dell’ultimo giro di dare un aspetto meno deludente alla sua classifica. Qui inseguiva l’impresa del 24° “taglio” consecutivo. L’ha raggiunta ed era forse il massimo che la sua attuale condizione gli permettesse. Lo rivedremo a maggio nel PGA Championship, il secondo Major della stagione. Ma è inutile girarci intorno: i suoi anni d’oro sono ormai alle spalle.