Augusta Masters: trionfa Scheffler, Woods ultimo

Augusta Masters: trionfa Scheffler, Woods ultimo 1

Scottie Scheffler 

AUGUSTA – La giacca verde del trionfatore del Masters, il torneo di golf più rinomato, torna per la seconda volta in sole tre edizioni sulle spalle di Scottie Scheffler, 27enne attualmente al primo posto nel ranking mondiale, che da tempo domina il panorama grazie a una straordinaria continuità di prestazioni. In questa stagione, ha ottenuto 7 posizioni tra le prime 10, con due vittorie nell’Arnold Palmer e nel “The Players”, che, per importanza, sono appena un gradino sotto i 4 tornei del Grand Slam, e ora questo bis ad Augusta già lo colloca nella storia del Golf. Secondo la tradizione, è stato il così detto “Amen Corner”, ovvero il trio di buche insidiose dalla 11 alla 13, a determinare il cambiamento decisivo nella classifica. Scheffler si era portato in vantaggio con tre birdies consecutivi dalla 7 alla 9, ma non era riuscito a scrollarsi di dosso lo svedese Aberg e i connazionali Homa e Morikawa, rimasti vicini.

Poi il “corner” ha detto “Amen” per i tre inseguitori: errori e doppi bogey alla 11 sia per Aberg che per Morikawa (che già aveva subito un 6 al par 4 della 9); lo stesso per Homa alla 12, il famoso par 3-trappola, fatale nel 2019 anche per il nostro Molinari, e così è stato via libera per Scheffler che, limitando i danni con un bogey alla 11, ha spinto sull’acceleratore con due birdies consecutivi. E quel distacco di 3 colpi sullo svedese e di 5 e 6 sui due americani non è stato più recuperabile. Anzi, il leader, ora in fiducia, ha continuato a premere, disinnescando la pressione tradizionale sugli ultimi colpi del torneo. Classifica finale: Scheffler -11, Aberg – 7, Homa – 4 con Fleetwood (ottima rimonta finale la sua). Lacrime di gioia per Scheffler per cancellare dalla memoria altre lacrime: quelle immortalate nell’immagine più significativa della sconfitta americana alla Ryder Cup di Roma. Scottie, insieme a un altro fuoriclasse come Koepka, aveva appena subito la sconfitta più pesante della storia-Ryder (9&7) da due matricole come Aberg e Hovland, rendendo superflua la continuazione del gioco nelle restanti sette buche e sul golf car che lo riportava in Club House, non era riuscito a trattenere il pianto, ripreso in mondovisione. Adesso, invece, si riserverà altre lacrime, ma di commozione, quando a Dallas, fra pochi giorni, sua moglie, che è con lui dai tempi della scuola, gli regalerà il primo figlio. Cosa chiedere di più?

Aberg, il predestinato

Quel nome al secondo posto, Ludwig Aberg, fa scalpore. Il 24enne svedese, formato nel golf dei College americani fino a diventare il miglior amateur del mondo, ha chiare le caratteristiche del campione destinato a grandi traguardi. Era noto solo ai super esperti fino all’estate scorsa, quando Edoardo Molinari, vice capitano di Davis, consultando le sue statistiche lo ha sussurrato all’orecchio del Capitano Luke Donald. Lui, Aberg, ha dato prova delle sue capacità vincendo a fine agosto, da neopro, l’Europa Master di Crans Montana. Donald lo ha scelto, facendo infuriare il polacco Meronk che ambiva legittimamente alla convocazione, e lui ha ricambiato portando a casa due punti, compresa la vittoria su Scheffler e Koepka. Nel frattempo ha vinto anche sul PGA Tour americano e in pochi mesi ha scalato fino al nono posto nella classifica mondiale. Tutto in una manciata di mesi da quando è diventato professionista e qui, al primo Major della sua carriera, è stato in corsa per la vittoria fino alla svolta delle Forche Caudine dell’Amen Corner. Ad Augusta, solo una volta nella storia un esordiente ha vinto: Fuzzy Zoeller nel ‘79. La qualità del suo gioco e la freddezza nei momenti decisivi lo candidano a una carriera d’eccezione.

Ultimo posto per Tiger Woods

Con un giro finale in 77 colpi (+5) Tiger Woods è scivolato in un luogo per lui inedito: l’ultimo posto, con uno score complessivo di +16. Numeri un tempo inimmaginabili per lui. Ma il tempo, infatti, scorre inesorabile, ancor di più quando il corpo ha subito mille riparazioni, spesso profonde. Per il semplice fatto di essersi qualificato per i due giri finali, il più grande di sempre è riuscito a vedere il bicchiere mezzo pieno. D’altronde, ormai è costretto a partecipare in un anno al numero di tornei che una volta affrontava in un paio di mesi e le conseguenze sono evidenti. Questo è stato il suo centesimo round ad Augusta. Un altro record che probabilmente non verrà mai superato perché significa resistere per quasi 30 anni e non essere mai eliminato dopo i primi due giri. C’è un fondo di malinconia in queste sue ultime esibizioni, ma il pubblico lo adora, lo desidera e lo applaude, giustamente, anche quando finisce in coda. È stato troppo grande per non rivendicare il diritto di esserci, comunque.

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