Dal carcere al green: l’incredibile ritorno di Angel Cabrera al Masters di Augusta

Dal carcere al green: l’incredibile ritorno di Angel Cabrera al Masters di Augusta 1

Angel Cabrera 

Augusta – Ogni anno, il Masters di Augusta, il primo torneo del Grand Slam della stagione, porta con sé numerose storie, e l’edizione di quest’anno, che si svolge da giovedì a domenica, non fa eccezione, anche se è priva dell’indiscusso re e di ogni narrazione golfistica degli ultimi trent’anni: Tiger Woods, attualmente impegnato a 49 anni nel recupero dall’ennesimo intervento chirurgico della sua vita e ormai da tempo sulla via del declino.

Il focus è su Scottie Scheffler, il numero 1 del mondo, detentore del titolo e dominatore della scena nel 2024; oppure su Rory McIlroy, il talento nordirlandese che, nonostante continui a vincere (già due tornei in questa stagione), non conquista un Major da 11 anni e ha letteralmente perso un’opportunità (l’US Open ‘24) mancando due putt da meno di due metri; o infine su Bryson De Chambeau, il Superman amato da Donald Trump, che colpisce la pallina oltre i 350 metri con il suo drive, ma che, avendo scelto di seguire i soldi della Superlega araba, ha poche occasioni di confrontarsi con i suoi colleghi rimasti fedeli al Tour americano.

L’incredibile vicenda di Angel Cabrera

Tuttavia, la storia che potrebbe oscurare tutte le altre è quella di un ex campione che, solo un paio d’anni fa, aveva a disposizione soltanto un manico di scopa per mantenersi in allenamento e simulare i colpi che sperava di ritrovare sul campo. Questo succede quando ti trovi rinchiuso in una cella di 4 metri quadrati nel carcere di Rio de Janeiro e poi in un’altra, leggermente più confortevole, nel tuo paese, l’Argentina. Il protagonista è Angel Cabrera, 55 anni, originario di Cordoba, vincitore dell’US Open 2007, campione del Masters 2009 e battuto di nuovo qui solo allo spareggio dall’australiano Adam Scott nel 2013. È finito in carcere per violenze domestiche nei confronti di ben due ex compagne, in un periodo in cui, superati i momenti migliori della sua carriera, costellata di 53 vittorie in Sudamerica, Europa e Stati Uniti, la passione per l’alcol aveva chiaramente preso il sopravvento. Era noto anche in Italia, dove ha giocato spesso e ha sempre avuto molti amici, il suo attaccamento alla bottiglia. I colleghi, compagni anche a tavola, ricordano, oltre al suo talento e alla simpatia, anche la velocità con cui svuotava le bottiglie di limoncello a fine cena, durante l’Open d’Italia a Is Molas in Sardegna nel 2000.

Un ritorno ai limiti del possibile

Dopo aver ricevuto una condanna definitiva, e aver ammesso, tra l’altro, di aver colpito la sua compagna con un cellulare, ha scontato la pena, ha pubblicamente condannato l’uomo che era e ha cercato una seconda opportunità. Qui al Masters, gli ex campioni hanno sempre il diritto di partecipare, ma, obiettivamente, il suo rientro sembrava un passo audace, una storia al limite del patetico. Tuttavia… Proprio lo scorso weekend, Cabrera, schierato nel Championship Tour, il circuito per i golfisti over 50, dove il livello è comunque elevato, ha completato le 54 buche previste e ha vinto, incassando i 300.000 dollari del primo premio.

Il golf come via di redenzione

Certo, qui si troverà a competere con giovani straordinari, che gli sono più di 30 anni più giovani. Ma il messaggio dal Torneo senior in Florida indica che il talento è sopravvissuto al suo tentativo di autodistruzione e se riuscisse semplicemente a superare il taglio dei primi due giorni, sarebbe un’impresa straordinaria. Quando si è presentato al campo pratica, alcuni colleghi lo hanno ignorato, mentre altri lo hanno accolto con affetto. Molti, sui media e social, lo hanno criticato. Ma lui, di fronte al ravvedimento mostrato e alla pena scontata, ha riaffermato il suo diritto a tornare alla vita. Cioè al golf, che è sempre stata la sua esistenza, prima della sua autodistruzione. Domani gioca, come ai vecchi tempi. Non succederà. Ma se dovesse accadere…

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