Federica Brignone: “A Plan de Corones voglio solo gareggiare, senza obiettivi. Scelta tutta mia”

“Non ho un obiettivo specifico per la competizione di domani, ma piuttosto un obiettivo per comprendere come risponderà la mia gamba, il mio corpo. Domani sarà un’emozione inedita. Il piano è di riprendere l’allenamento a Cortina, e poi, se mi sentirò in forma e motivata, parteciperò alle gare prima e dopo le Olimpiadi: vedremo come procederà, ma io sono qui per gareggiare”. È una Federica Brignone cauta, ma determinata, che si è presentata ai giornalisti alla vigilia del suo ritorno in gara, nella Coppa del Mondo nel gigante di Plan de Corones, dopo 292 giorni dal grave infortunio subito lo scorso 3 aprile in Val di Fassa. Durante la seconda manche del gigante tricolore all’Alpe Lusia, la campionessa azzurra aveva riportato una frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, prontamente operata con due interventi.
“Fantastico essere qui”
“Per me è veramente straordinario essere qui” esordisce Brignone, “quale posto migliore di San Vigilio, in Italia, a casa, in una gara che mi è sempre piaciuta tanto. Non sono qui per testare me stessa, ma per valutare la mia mente, il mio corpo e la mia gamba. Sono qui non per un grande risultato, ma è già speciale essere presente. Tutto ciò che arriverà sarà una cosa straordinaria.
“In gigante mi fido più che in velocità”
“Ero a Cortina la settimana scorsa, poi ho trascorso due giorni a Dobbiaco. Sono venuta qui un giorno per sciare su una pista di Coppa. Ho accumulato solo 10 giorni di allenamento e ho fatto 5 giorni di velocità in Val di Fassa. Mi sento bene, se non ho troppo dolore mi fido abbastanza. In gigante ho più fiducia, in velocità ho meno dolore, ma ho fatto meno allenamento. Ogni giorno è una prova diversa. Non è stata una preparazione vera e propria. Vediamo come andrà nelle due manche a tre ore di distanza. Ho voglia di mettermi alla prova, sono qui per competere, non temo di non ottenere un risultato domani. Il mio programma è giorno per giorno: tutto dipende da come andrà domani in termini di dolore, sensazioni e prestazioni. Ho fatto pochissimo con la velocità. Da qui mi sposterò a Cortina con le velociste e poi decideremo. Ho preso la decisione di partire solo ieri. Il programma è stato stilato quotidianamente, non ho mai fatto un programma più lungo di una settimana, non possiamo fare altrimenti”.
“Ho sempre pensato di farcela”
“Ho sempre creduto di potercela fare, altrimenti non sarei qui oggi. Ma nessun atleta può affermare che parteciperà ai Giochi olimpici finché non mette gli sci. Non si può sapere. Anche oggi io non lo so. A dicembre ho ripreso a sciare per turismo e andavo sulle piste. Quando ho rimesso gli sci da gigante, all’inizio è stato un disastro. Dopo due settimane ho iniziato a intravedere un po’ di speranza, ma è stata dura. Non ho ancora trascorso una giornata senza dolore dalla tibia in su, alcuni giorni peggio, altri meglio, e in alcuni non sono riuscita nemmeno a sciare. Ogni giorno ho temuto di non farcela. La cosa più difficile in questo periodo è non avere certezze, nemmeno sul tornare a vivere una vita normale. C’era anche questa possibilità. Ora la parte dello sci è in secondo piano”.
“Preferisco vivere a modo mio”
Tornare a gareggiare in Coppa del mondo, invece di rientrare direttamente ai Giochi invernali, “è sicuramente una scelta non conservativa. Ho preso una decisione molto difficile, ma io ho un modo di vivere e dei valori e principi che non sono conservativi: preferisco vivere e fallire piuttosto che non vivere per paura di fallire, e quindi questo è il mio obiettivo. Ne abbiamo discusso con gli allenatori, con mio fratello, con chi mi supporta, però alla fine è prevalso questo mio atteggiamento, questa mia determinazione, e ripeto: preferisco vivere e sbagliare e provarci, piuttosto che agire per paura di non farcela”.
“Non ho tutori sulla gamba”
“Cosa mi preoccupa di più in vista del gigante di domani? che qualcosa non funzioni nella mia gamba. Non cadere o farmi male, ma proprio che qualcosa non funzioni a livello interno. Non scio con alcun tutore, ho solo dei tessuti che mi aiutano a mantenere caldo il ginocchio, a volte metto un tape con il fisioterapista, ma nulla che mi immobilizzi: fin dal primo giorno ho sempre detto che o il mio ginocchio ce la fa da solo o non scio. Se vedo che non mi sento sicura, non c’è problema: è già una vittoria essere qui, posso sempre fermarmi anche durante la gara”.