Volley, le azzurre battono la Svezia e accedono alla semifinale di Istanbul

L’esultanza delle azzurre dopo la vittoria sulla Svezia
Una sofferenza dannata, per arrivare alle finali di Istanbul. Ma a volte notti così servono: a non sentirsi troppo forti, anzi «rigide, nervose, poco lucide» come Julio Velasco descrive le azzurre uscite provate ma vincenti contro la Svezia. In affanno e in ritardo di un set prima del 3-1 finale di fronte a un’avversaria che fa una prestazione «mostruosa», sempre Velasco su Isabelle Haak di cui tutto si credeva di sapere visto che gioca a Conegliano e l’Italia l’aveva incrociata nel girone di Goteborg. «Quando tira delle bombe è un discorso, ma quando fa i pallonetti, allora sì che bisogna difendere» sembra apparentemente remissivo Velasco, ringalluzzito invece dalla conferma di una teoria che sta ripetendo a loop in questi giorni di ritiro europeo. Il problema non è prendere punti dalle giocatrici più forti (43 ne ha fatti la svedese), ma saper organizzarsi appena si crea uno spiraglio: «E questo vale anche per quando incontreremo Boskovic e la sua Serbia, ma anche Vargas e la sua Turchia, o la Polonia che gioca con due opposti». Le fatiche con la Svezia sono state utili ma sono già alle spalle, Velasco con la testa è a Istanbul, alle semifinali di sabato contro la vincente di Polonia-Olanda.
Il match
L’Italia oro olimpico e mondiale ha rischiato davvero, più di quel che dice il punteggio (21-25, 26-24, 25-21, 25-23). La Svezia quando non ha vinto il set è sempre tornata sotto, anche se sembrava fiaccata. «Non riuscire a intercettare i colpi di Haak, che sapevamo essere il loro punto di riferimento, non ci ha dato sicurezza» analizza Kate Antropova, mentre di «foga che ci ha destabilizzato nel primo set» parla Paola Egonu. Trascinatrice nei momenti peggiori, autrice di punti numerosi (27) ma soprattutto strategici quando l’Italia poteva sfiorare il panico ma invece ripartiva sempre grazie a parallele, diagonali, e colpi oltre cento all’ora che Paola vedeva schizzare in tribuna sulla ricezione. Sul nuovo fronte d’attacco che vede Antropova cambiata di ruolo ha faticato Alessia Orro, chiamata da Velasco a smistare «palle un po’ più interne», ma per il ct è tutto chiaro, «tutte non sono state lucide, e Alessia in certi momenti ha giocato molto bene». Se Egonu vede l’unità del gruppo («È stato bello uscirne insieme così»), la capitana Anna Danesi fa capire che patire è normale, ma anche la pazienza del gruppo ha un limite: «Abbiamo sofferto. Ma a un certo punto non ci siamo più state».