Figc condannata per abuso di posizione dominante anche nell’organizzazione di eventi e competizioni ludico-amatoriali

Una valutazione severa, in cui l’interpretazione è materia per legali, ma la sostanza potrebbe compromettere gli equilibri delle normative sportive.
Con la sentenza n. 102/2026, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha accertato la violazione dell’art. 102 TFUE (abuso di posizione dominante) da parte della FIGC, mirata all’estensione della propria posizione dominante anche nell’organizzazione di eventi e competizioni di carattere ludico-amatoriale e, di conseguenza, ha convalidato la legittimità della Delibera dell’Autorità Garante Concorrenza e Mercato del 18 giugno 2024, con la quale, a seguito di tale accertamento, la FIGC è stata condannata a una sanzione pecuniaria di euro 4.203.000,00.
La sentenza in oggetto ha, in linea generale, confermato che il Diritto Europeo (e, in particolare, il Diritto della Concorrenza, come regolato dagli artt. 56, 101 e 102 TFUE) si applica anche nel settore sportivo, quando questo riveste un’importanza economica (principio consolidato, stabilito sin dagli anni ’70 dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ampiamente richiamato dal Consiglio di Stato).
Il Consiglio di Stato accoglie quindi l’appello dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), riformando la precedente sentenza del Tar del Lazio e confermando la presenza di un abuso di posizione dominante da parte della Federcalcio.
La sentenza sembra interpretare tutti gli eventi come se ci fosse una volontà di commettere un abuso anticoncorrenziale da parte della FIGC e, per farlo, finisce per stabilire regole su cosa debba intendersi per agonismo. Inoltre, afferma che l’abuso avrebbe avuto luogo dal 2015 al 2024 e interpreta la “liberalizzazione” attuata dalla FIGC in seguito all’avvio del procedimento dell’AGCM come un atto abusivo. In questo contesto, era scontato che il Consiglio di Stato confermasse integralmente la sanzione, non essendoci, sempre secondo la tesi del Consiglio di Stato, margini per modificare l’importo della stessa.
Una decisione che potrebbe creare difficoltà all’intero sistema sportivo. Infatti, il problema principale di questa controversia non è tanto l’ammontare della sanzione, quanto la stabilità del sistema sportivo e l’autonomia della regolazione tecnica. Pertanto, non avrebbe avuto senso per la Federazione chiedere una riduzione della sanzione, poiché ciò sarebbe stato sostanzialmente un’ammissione, a fronte di una sentenza di primo grado pienamente favorevole. Un tema delicato su cui anche il Coni potrebbe esprimere il proprio parere.