Il contributo di Fabbri e Weir: successo italiano. La sfortuna di Furlani.

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Leonardo Fabbri (reuters)

BIRMINGHAM – Questa volta il peso è leggero: Leo lo solleva e quasi lo coccola, lo porta sotto il mento. Poi ruota, spinge, esplode. Ad ogni tentativo, la palla atterra sempre più lontano. E ogni volta si rivolge al pubblico dell’Alexander Stadium, allargando le braccia, sorridendo, sembra dire: guardate che posso fare anche di più. Ventidue metri e 31 centimetri al terzo lancio. Per stasera, basta così. Leonardo Fabbri. L’Europa è di nuovo sua, e non si tratta solo di una medaglia d’oro, ma della conferma per Roma 2024: è il sigillo su una stagione dell’atleta che ha imparato a non combattere più con se stesso. Il toscano dal volto amichevole e dalle spalle larghe ha trionfato nel modo che gli risulta ormai naturale: da favorito, da numero uno a livello mondiale.

Fabbri con la corona

Al termine della competizione indossa una corona («Volevo essere divertente, l’ho lanciata un po’ in modo spensierato»), si avvolge in una bandiera tricolore, corre ad abbracciare il suo allenatore Paolo Dal Soglio. Gli Europei di atletica, che erano iniziati con l’infortunio di Mattia Furlani — uscito dal campo su una sedia a rotelle dopo essersi infortunato al bicipite femorale durante il primo salto delle qualificazioni — si concludono nel migliore dei modi per l’Italia, in una serata sorprendentemente fresca (18 gradi) in questo agosto bizzarro, ma sono brividi di felicità: Zane Weir, nato e cresciuto in Sudafrica giocando a rugby, è diventato azzurro grazie al nonno materno Mario, e conquista l’argento chiudendo a più di un metro di distanza dall’amico e compagno di squadra.

Fabbri: “Mi sono lasciato andare”

«Sono davvero felice, perché mi sono goduto ogni istante», festeggia Fabbri. «Volevo disputare una gara in crescendo, il quarto lancio era lungo: mi dispiace per il nullo. Poi negli ultimi due tentativi mi sono un po’ lasciato andare. Peccato, desideravo stabilire il record dei campionati. Tuttavia, mi sono divertito tantissimo. È stato magnifico fare primo e secondo, Zane se lo merita, ma speravo in una tripletta azzurra. Abbiamo dimostrato di essere i più forti in Europa. Bello anche vedere Paolo Dal Soglio emozionato, alla fine. Senza questo titolo, la stagione — che è ancora lunga — sarebbe stata deludente». E riguardo la corona da re indossata? «Pensavo venisse un po’ meglio».

L’impresa di Ingebrigtsen

Nella serata che celebra anche la straordinaria vittoria del norvegese Jakob Ingebrigtsen nei 5.000 (settimo oro europeo), alla sua prima gara dell’anno dopo un intervento al tendine d’Achille e un recupero che fino a poche settimane sembrava impossibile, Fabbri è il grande protagonista. Nessun blackout, nessuna paura di ciò che poteva accadere sulla pedana più importante: solo Leo, che ha superato gli avversari ma soprattutto la parte di sé che in alcune occasioni lo aveva portato a dubitare. Ai Giochi di Parigi si era trovato quinto quando sembrava avere una medaglia a portata di mano. Non più. L’aveva dichiarato: «Se perdo, ripartiranno le polemiche. Ma affronterò la gara felice e spensierato». È stato di parola. Cinque anni di meditazione, anche ieri mattina gli esercizi con il mental coach Stefano Tavoletti. In tribuna c’era Alicja, la fidanzata polacca. «Sì, sono felice».

La maledizione di Furlani

Furlani si è infortunato due mesi e mezzo dopo l’incidente in Cina: «In questi mesi ho vissuto probabilmente i momenti più difficili fino ad ora: sto affrontando una mancanza di fiducia in me stesso e nelle mie capacità che ultimamente non fa che amplificarsi, vedendo la strada un po’ sfocata. La mia stagione finisce qui». In finale ci sarà Francesco Inzoli. Dosso ha chiuso settima con un tempo modesto (11”12) nella finale dei 100. Stasera l’Italia attende Marcell Jacobs e Nadia Battocletti.