Israele-Irlanda, cinque giocatori si rifiutano di scendere in campo e si vota per decidere se giocare

Richieste di boicottaggio, rifiuti, ammutinamento, attività bloccate, giocatori e ct in conclave costretti a votare. Israele-Irlanda è un caso, si giocherà nonostante una richiesta sempre più pressante di non scendere in campo, ma si è arrivati a un passo dal clamoroso rifiuto.

Il caso lo apre il portiere di riserva Gavin Bazunu che si rifiuta di giocare la partita di Nations League di domani (a Debrecen, in Ungheria) e la sua presa di posizione è sostenuta da almeno quattro compagni di squadra. Che decidono di non allenarsi, restare in hotel e chiedere un colloquio al ct Heimir Hallgrimsson. Il tecnico aveva detto in precedenza: “Non giochiamo con il genocidio, giochiamo contro il genocidio”. Parole che hanno scatenato la reazione furiosa della Federcalcio israeliana, che ha accusato l’allenatore di “stupidità, ignoranza e ipocrisia”. Così oggi la giornata è stata agitatissima: le attività sono state bloccate: la sessione di allenamento non c’è stata, ritardata la conferenza stampa di 5 ore. I giocatori sono stati a colloquio con il ct che alla fine si presenta ai giornalisti e annuncia: si gioca. Hanno votato se andare in campo o meno e “una netta maggioranza” si è espressa per non boicottare il match.

Nel Paese – dove è forte la solidarietà verso i palestinesi – la richiesta di boicottaggio è stata fortissima, ci sono state petizioni da parte dei tifosi con decine di migliaia di firme e anche l’ex ct Kerr ha detto: “A qualsiasi costo dobbiamo non giocare, nessuna sanzione dell’ vale la vita di 70 mila palestinesi”. Attaccando la Federcalcio irlandese che aveva resistito alle richieste di boicottaggio.

Troppo rischioso per la federazione un gesto così clamoroso: la squadra e non solo avrebbero subito pesanti sanzioni da parte della UEFA. E l’Irlanda deve ospitare, insieme a Inghilterra, Galles e Scozia, l’Europeo del 2028.