Italia in difficoltà: dopo la sconfitta in Bosnia, solo 64 giocatori italiani in campo nella serie A.
Nicolò Zaniolo
Il calcio italiano continua a narrare episodi che non trovano conferma sul terreno di gioco. Dopo la serata deludente in Bosnia, che ha segnato la terza esclusione consecutiva della Nazionale dalla fase finale dei Mondiali, l’ultimo turno della Serie A ha offerto un’immagine impietosa: nessuna novità, nessun risveglio, nessun segnale realmente tangibile di cambiamento. I dati, come spesso accade, risultano più veritieri di qualsiasi dichiarazione programmatica. Nel turno successivo alla debacle di Zenica, su 220 calciatori schierati titolari nelle venti squadre di A (undici con proprietà non italiane), solo 64 erano eleggibili per essere convocati nella Nazionale italiana: appena il 29%.
I due estremi: Cremonese e Como
Le gare con il maggior numero di italiani, nove, sono state Sassuolo–Cagliari e Cremonese–Bologna. Nella formazione lombarda, attualmente terzultima in classifica, si registra un primato: 7 titolari su 11 eleggibili per la maglia azzurra. Al contrario, nella partita Udinese-Como, è sceso in campo un solo italiano tra i 22, Zaniolo, e un solo italiano tra i subentrati, Bertola (entrato al 41’ del secondo tempo). Tutti stranieri nel Como, la squadra più alla moda del nostro campionato, dove il calciatore italiano più impiegato della rosa, il difensore Edoardo Goldaniga, ha disputato appena 14 minuti in questa Serie A.
L’azzurro rimane in panchina
Su 23 gol realizzati nell’ultima giornata, solo 11 portano la firma di calciatori italiani, meno della metà. Il gol più significativo è stato messo a segno in Napoli-Milan da Matteo Politano, protagonista sfortunato della sconfitta in Bosnia e unico non straniero dei nove subentrati nella partita del Maradona. La predominanza azzurra è invece ancora netta tra gli allenatori: gli stranieri sono cinque, un quarto del totale. Tuttavia, non sono italiani i tecnici della capolista (l’interista Chivu) e della sorpresa del campionato, il Como, allenato da Fabregas.