Un patrimonio nascosto in soffitta: documenti, corrispondenza e versi, l’archivio inedito di Mura.

Un patrimonio nascosto in soffitta: documenti, corrispondenza e versi, l'archivio inedito di Mura. 1

Di Gianni Mura non si scarta nulla, d’altronde lui aveva una predilezione per i maiali. Con questo approccio, Aligi Pontani ed io siamo entrati nella sua soffitta, dove i volumi di Gianni Brera si mescolano ai cd di Giovanna Marini, le missive dei lettori si accostano a migliaia di ritagli che hanno alimentato la rubrica domenicale “Sette giorni di cattivi pensieri”. Ora che prende vita la Biblioteca dello sport “Gianni Mura” (inaugurazione domani a Milano, ore 11,30 in via Federico Confalonieri 3), è forse opportuno esprimergli nuovamente gratitudine per ciò che ha lasciato: al giornale e ai lettori.

Quella soffitta è un luogo ricco di piccole meraviglie celate. Da esplorare con cautela (e con molta emozione, che frequentemente per noi due si trasformava in commozione). 38 scatoloni da trasloco, stracolmi di carta e libri: 14 di essi sono stati destinati ad arricchire la Biblioteca. Polvere di stelle, niente di digitale. Frammenti di corrispondenze: Pietro da Ascoli contesta il voto che ha assegnato a Mourinho, ma quale sarà stata la sua risposta? Temiamo abbia mantenuto la sua posizione, non apprezzava gli egoriferiti e i presuntuosi.

Un ritaglio di un settimanale (lui non utilizzava le forbici), contenente un’intervista a Biscardi che sicuramente gli avrà fatto, sottilmente, piacere: «Mi dispiace per tanti aspiranti eredi — afferma il conduttore tv — ma non vedo nessuno all’altezza di Gianni Brera. Se desidera sapere quale sia il giornalista che preferisco, dico Gianni Mura di Repubblica, anche se lui non è tra gli estimatori del Processo del Lunedì. E questo mi dispiace sinceramente, anche se le sue critiche sono sempre equilibrate e coerenti».

Tracce della sua vita pre Repubblica, quindi degli anni ’70. Un fantastico reportage sul Delta del Po redatto insieme al fotografo Mauro Galligani, che non manca mai il 9 ottobre, quando gli amici di Gianni si riuniscono nel giorno del suo compleanno per una serata di musica e vino (scegliete voi l’ordine). Oh Gianni, ricordi quando la direttrice di Epoca propose a Walter Bonatti di organizzare un corso di arrampicata? Il grande alpinista non rispose, andò a redigere la lettera di dimissioni e se ne andò, più semplice stare sul K2.

Forse non tutti sanno che Mura ha lavorato all’Occhio di Maurizio Costanzo, ma la sua permanenza fu brevissima. E prima, scriveva articoli per la Gazzetta a 19 anni, appena uscito dal “Manzoni”: Giannino, uno dei più brillanti del Liceo.

Gli oltre quarant’anni a Repubblica emergono da ogni angolo: non esattamente come la cucina belga, riassumibile in un telegramma (indovinate di chi è la citazione). I pezzi storici, «l’intervista più bella della mia vita (a Rodica Popa, pallavolista romena scappata molto prima di Nadia Comaneci). Le lettere di assunzione e di aumento, quelle di congratulazioni di Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, le centinaia di messaggi, persino telegrammi, di congratulazioni per un articolo, da parte di lettori, politici, dirigenti, allenatori, giocatori, colleghi, fan sparsi nel mondo. La playlist per il Tour de France, i badge dei Mondiali, una poesia dedicata a Gianni Brera di cui nessuno di noi era a conoscenza. I cento nomi dell’anno, l’intervista alla palla di lardo e i pronostici sul campionato, il suo addio a Fabrizio De André, Eduardo Galeano, Vázquez Montalbán. Gli anagrammi dei nomi degli amici e dei colleghi, e qualche mazzo di carte. Ce n’è anche uno a Lambrate, dove riposa: insieme a un maiale di terracotta e a una pianta di mirto.

Su una parete della soffitta, il lato enogastronomico, con i sacri testi di Veronelli, le recensioni per il Venerdì, scritte insieme alla moglie Paola Gius. Un universo che non abbiamo ancora esplorato. Quando Gianni ci ha lasciato, il primo giorno di primavera del 2020, il nostro settimanale ha chiuso la rubrica Mangia & Bevi, come si fa con il numero di maglia dei campioni.

E poi ci sono due scatoloni ancora da esaminare: ci aspettiamo qualche altra sorpresa, da scartare lentamente come i regali.