Ragazzino fugge da Ceuta nascosto tra le ruote del bus del Valladolid: i giocatori hanno sentito le urla

Ha pensato che l’autobus di una squadra di calcio fosse il nascondiglio perfetto e il modo migliore per raggiungere la Spagna, evitare i controlli e conquistare una nuova vita. E così si è accovacciato sull’asse delle ruote posteriori del pullman del Real Valladolid che per rientrare dopo la partita di Segunda División con il Ceuta doveva attraversare lo Stretto di Gibilterra. È rimasto aggrappato lì per 100 chilometri. Rannicchiato. Rischiando la vita per sperare in un futuro. Ha resistito ma poi è crollato quando sono cominciate a mancargli le forze, ha iniziato a fare rumori e urlare. I giocatori sul pullman hanno sentito le grida e hanno fatto fermare il conducente.
Così nella provincia di Cadice, nei pressi di Siviglia, il bus si è fermato in un’area di servizio e hanno trovato questo ragazzo di 17 anni nascosto tra le ruote. Nessuno si era accorto che quando il pullman era partito dall’exclave spagnola in Marocco c’era un viaggiatore in più, acquattato in uno spazio minimo e senza alcuna protezione.
Veniva da Tetouan, città del nord del Marocco, era riuscito ad arrivare a Ceuta e voleva raggiungere Algeciras e cercare alloggio in un centro per minori.
Il ragazzo era spossato, aveva sete e fame, aveva però solo lividi alle braccia e alle gambe. È stato assistito dal medico della squadra, Alberto Lopez Moreno. “Siamo rimasti increduli – ha spiegato uno dei vicepresidenti del Real Valladolid, Jorge Santiago a El Pais – questo ci ha fatto molto riflettere. Abbiamo fatto ciò che andava fatto, anche avvisare la Guardia Civil. Ma un ragazzino di 17 anni bisognava assisterlo in maniera umana con cibo, acqua, aiutarlo a farsi capire e parlargli in arabo mediante un amico, che ha fatto da traduttore. Che qualcuno si giochi la vita per un futuro migliore dà da pensare sui privilegi che abbiamo”.