Il PSG raggiunge la finale di Champions grazie alla strategia di Luis Enrique sul rinvio del portiere, che appare come un’imprecisione.
Matvej Safonov
Se non riesci a superare un ostacolo, eludilo. Se ti trovi di fronte a un problema a destra, spostati a sinistra.
Questo è quanto ha attuato Luis Enrique all’Allianz Arena: ma il metodo con cui il tecnico del Paris Saint Germain ha concepito, progettato e messo in atto è sorprendente. Il portiere che rinvia direttamente fuori. Giocatore impacciato? Errori consecutivi? Serata poco fortunata? No, non è come appare.
Lo faceva intenzionalmente.
L’obiettivo era lui: Michael Olise. Colui che nell’andata al Parco dei Principi aveva seminato il panico sulla sua corsia. In quel match spettacolare e folle finito 5-4, si era messo in evidenza il talento del francese del Bayern. Contenerlo non è semplice, Nuno Mendes a Parigi è impazzito e non è mai riuscito a fermarlo. Serve una strategia differente. Ed ecco il colpo di genio.
Michael Olise
Il piano concepito da Luis Enrique è chiaro: se il pallone non arriverà a Olise, Olise non si dirigerà verso il pallone. O se dovesse finire nella sua zona, dovranno accorrere tutti i giocatori in campo.
Di conseguenza, ha istruito Safonov, il suo portiere, a calciare deliberatamente il pallone fuori, verso sinistra, l’area occupata da Olise. In questo modo costringeva l’avversario a una rimessa in una zona congestionata e consentiva al suo PSG di organizzare le marcature, chiudere le linee di passaggio, attaccare le seconde palle, avere superiorità numerica attorno al giocatore che deve ricevere il pallone e riacquisire il possesso in una zona avanzata.
Safonov diinstruksikan untuk sengaja goal kick ke arah area Olise, diminta kenceng bgt sampai lemparan ke dalam
Alasannya? Biar bisa overload sisinya Olise, jadi lebih gampang ngepress Olise.
Jujur ini brilian!!!
Taktik begini saya pikir kok terinspirasi dari american… pic.twitter.com/7FRjNhNT7k
— Si Paling Sepakbola Spanyol (@LaLigaLocaID) May 7, 2026
Olise è devastante nell’uno contro uno o a campo aperto, ma non aveva spazi. Veniva così obbligato a ricevere spalle alla porta, vicino alla linea laterale e circondato da avversari, veniva costantemente raddoppiato o persino triplicato, senza possibilità di accelerare o sfidare l’avversario. Una mossa brillante, che ha dato i suoi frutti: pochi dribbling, poche azioni pericolose. La creatività al potere e da un fallo laterale nascono grandi opportunità.