Malagò nominato nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio

Malagò nominato nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio 1

“Inizia una nuova era per il calcio italiano”. Giovanni Malagò è diventato il nuovo presidente federale, superando Abete con il 68,58% delle preferenze. “Non sono un Papa nero, ma uno di voi: figlio, fratello e padre del mondo del calcio”, dichiara emozionato l’ex presidente del Coni davanti agli elettori. Un successo chiaro, quello sancito dall’assemblea federale, riunita per eleggere il successore di Gabriele Gravina nella prestigiosa location del Rome Cavalieri Waldorf Astoria, situata sulla collina di Monte Mario. “Percepisco le vostre grida di dolore. Sento un enorme senso di responsabilità, ma sono abituato a convivere con questa sensazione. È tempo di cambiare e innovare”. In che modo? “Vi imploro, lasciamo da parte i personalismi. Da solo non posso realizzare nulla, insieme possiamo fare tutto”, la supplica di Malagò. Che invia un messaggio diretto al governo e al ministro per lo Sport Andrea Abodi, lo stesso che nei mesi scorsi aveva definito l’ex numero uno del Coni “diversamente amico”, all’interno di una storica tensione, ora da superare. “È necessario ricostruire le relazioni con il mondo politico. Lo farò mantenendo la schiena dritta, perché è così che si ottiene molto di più”, chiarisce.

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Sconfitto il concorrente (29,17% dei voti ottenuti da Abete), presidente della Lega Dilettanti, che ha mantenuto viva la sua candidatura fino all’ultimo. “Giovanni, se tu sei figlio del mondo del calcio, io lo sono ancor di più”, il suo messaggio prima del voto in un discorso prolungato – quasi mezz’ora, il doppio rispetto a Malagò – in cui cita anche Vasco Rossi e il Vangelo per sottolineare il suo impegno nella tutela degli interessi del calcio italiano.

La polemica di Gravina

Malagò si trova a dover gestire un’eredità pesante: la terza esclusione consecutiva dai Mondiali non ha lasciato alternative a Gravina, che ha guidato il calcio italiano dal 2018 e il 3 aprile, dopo la sconfitta di Zenica con la Bosnia ai play-off, non ha resistito alle pressioni. Oggi ha spiegato: “La decisione delle dimissioni è stata consapevole, ponderata e, non meno, molto dolorosa. È stata una scelta di dignità personale e di responsabilità istituzionale. Sono sempre stato un combattente orgoglioso e un fiero oppositore di coloro che hanno cercato la via dell’emotività popolare per forzare cambi di persone, evidentemente non allineate e poco gradite, senza un supporto di motivazioni concrete rinvenibili nel nostro sistema”. E aggiunge: “Ho avvertito fortemente il dovere di evitare che la Federazione venisse trascinata in un vortice che l’avrebbe profondamente provata e divisa”.

Insieme a Gravina avevano rassegnato le dimissioni anche Buffon, capo delegazione della Nazionale, e Gattuso, pochi giorni dopo aver lasciato il ruolo di ct.

Le sfide rimangono invariate e l’impegno che Malagò dovrà affrontare non è semplice: il calcio italiano è privo di riforme, con cento squadre professionistiche che faticano a sopravvivere, stadi obsoleti e un debito che supera i 5 miliardi. Inoltre, manca il ct della Nazionale. “Non ho parlato con nessuno, da ora cominceremo a riflettere. Faremo delle valutazioni e sarà necessario discuterne, dovremo considerare anche gli aspetti finanziari e la questione del bilancio del 2026. Il ct ideale? In un altro contesto storico avrei optato per un ‘allenatore da filiera’ come Valcareggi o Bearzot. Ma oggi, con tutta la pressione esistente, non possiamo ragionare in questo modo”.

Malagò e il tema dello ius soli

“È fondamentale ristabilire il rapporto con la politica”, afferma l’ex presidente del Coni. E aggiunge: “Non possiamo accettare di non essere tenuti informati”, punge. Il riferimento è all’ultimo decreto Sport, che ha ridistribuito le risorse dei settori giovanili, destinandole al calcio femminile. C’è poi la questione della cittadinanza da concedere ai calciatori di seconda generazione: Malagò rilancia quindi la riforma dello ius soli sportivo. “Se non concediamo la cittadinanza a questi ragazzi, un altro Paese si farà avanti e gli darà il passaporto. Così facendo, noi perdiamo giocatori. Questo è inaccettabile”. Cita le Nazioni partecipanti ai Mondiali come esempio: “Sono rimasto colpito nel leggere che il 40% di chi gioca il Mondiale non è nato nel paese per cui gioca. Questi dati non riguardano solo Curaçao o Marocco, ma anche Francia, Svezia, Belgio, Germania”. Sul tema della cittadinanza – prosegue – “non possiamo rimandare”. Aspetti che Malagò definisce “di politica sportiva”. Da migliorare dentro e fuori via Allegri. All’interno, “la situazione è completamente bloccata”. Il riferimento è all’impossibilità – evidente da Gravina – di implementare riforme. Per questo “è necessario compattare la squadra”. All’esterno c’è la politica governativa. “La seconda telefonata ricevuta dopo l’elezione è stata quella del ministro Abodi. Ho un appuntamento venerdì per incontrarlo. Una cosa che desideravo e di cui sono molto soddisfatto”, conclude Malagò

Confermati tutti i consiglieri federali

Tutti i consiglieri federali sono stati confermati in blocco: per la Lega Serie A Stefano Campoccia, Giuseppe Marotta e Giorgio Chiellini; per la Serie B Antonio Gozzi; per la Serie C Giulio Gallazzi; per la Dilettanti, Ilaria Bazzerla, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giacomo Fantazzini e Giuliano Tambaro; per l’AssoCalciatori Davide Biondini, Sara Gama, Valerio Bernardi e Umberto Calcagno; per gli Allenatori Giancarlo Camolese e Silvia Città.