Gli asini di Bruseghin, il compagno di squadra che sapeva anche trionfare

Gli asini di Bruseghin, il compagno di squadra che sapeva anche trionfare 1

Il Giro d’Italia è paragonabile all’arca di Noè, con i ciclisti che rappresentano insetti, uccelli e mammiferi. Racconti di atleti con soprannomi ispirati agli animali: è il tema presentato dalla Biblioteca della bicicletta Lucos Cozza per la decima edizione di “Libri nel Giro”. Sei episodi e una serie di eventi lungo la Corsa Rosa. Il primo incontro si svolgerà martedì 12 maggio presso il Liceo Ignazio Vian di Bracciano (Roma) con il giornalista Marco Pastonesi, il naturalista Umberto Pessolano e il sindaco Marco Crocicchi.

Gli asini di Bruseghin

Il mulo. L’asino. Più del mulo, più dell’asino, Marzio Bruseghin era (è) il simbolo dei mussi, quello degli asini. Il suo primo asino si chiamava Giuliano. Poi, in gruppo, in branco, in famiglia, in squadra, gli altri. Registrati fino a una ventina. Con una intelligenza, sosteneva (sostiene) Bruseghin, che né i corridori né i giornalisti riuscivano (riescono) a eguagliare. Originario del Veneto, nato a Conegliano e residente a Piadera, una terrazza sopra la valle di Vittorio Veneto, Bruseghin era un gregario a tempo. Nel senso che il suo lavoro era quello del gregario (un asino ideale: non solo intelligente, ma anche resistente, curioso, laborioso, forte in pianura e anche in salita), ma quando si svolgevano prove o campionati a cronometro (corse individuali o a squadre, a tempo), se la giocava. E trionfava: un campionato italiano (nel 2006), due tappe al Giro d’Italia (nel 2007 e 2008), una cronosquadre al Giro del Portogallo (nel 2001) e nel Giro di Polonia (nel 2007).

Bravo contro il tempo, terzo in un Giro d’Italia

Tuttavia, nel caso di prove contro il tempo, in cui si spinge fino all’ultimo metro senza mai conoscere il proprio tempo e quello degli avversari, Bruseghin non ha mai avuto la gioia di poter sollevare le braccia al cielo, il gesto del vincitore. Quando poi il capitano si ritirava per una caduta o un incidente, Bruseghin si avventurava anche nella classifica generale: al Giro d’Italia del 2008 è arrivato terzo, e in altre tre occasioni è giunto tra i primi 10. Per sottolineare la sua appartenenza al mondo degli equini, Bruseghin aveva creato anche un berretto originale: grigio, con visiera lunga in stile baseball e due orecchie erette. Da asino, appunto. I suoi sostenitori, persone allegre sia in modo alcolico che analcolico, ne andavano matti e lo mostravano con orgoglio.

Casa Bruseghin è diventata un’arca di Noè

Casa Bruseghin – ora azienda agricola (Prosecco, il suo è doc e si chiama Amets, che in basco significa sogno) e agriturismo (si mangia, si beve, si dorme, si pedala) – si è trasformata in un’arca di Noè: oltre agli asini, ci sono cani e gatti, oltre a una civetta, senza contare chi arriva e parte, squittendo o ululando, cantando o – come per i suoi asini – ragliando. Virtuosismi, assoli, concerti. Se la bicicletta regala la musica del silenzio, intorno alla bicicletta si riesce ancora ad ascoltare la musica della natura. Anche quella che fa i-o, i-o, i-o.

Se fosse stato un ciclista sarebbe stato un grande gregario

Asino chi legge? Eh no. Perché è vero che l’asino non legge, ma comprende, intuisce, sa. Premesso che non esistono animali stupidi, l’asino domestico è intelligente, e la sua intelligenza deriva da una lunghissima esistenza, discendente da asini pleistocenici di circa due milioni e mezzo di anni fa e di settemila anni di domesticazione accanto all’uomo. L’asino ha origini nordafricane. La specie selvatica è ormai quasi del tutto estinta, gli ultimi esemplari si trovano in Etiopia, Eritrea e Somalia. Ci sono numerose forme domestiche, in Italia se ne riconoscono ben otto. Insieme al cavallo e alla zebra, l’asino appartiene alla grande famiglia degli equini: rispetto a loro, ha un aspetto meno elegante, cioè più rozzo, più tarchiato, e ha anche un carattere meno intraprendente, cioè più paziente, più cauto.

Se fosse un corridore, sarebbe un eccellente gregario, e se fosse un alpinista, sarebbe un ottimo sherpa, e se fosse un furgone, così come spesso viene utilizzato, sarebbe un affidabile 4×4, e se dovesse specializzarsi, si dedicherebbe ai traslochi. L’asino procede con calma e resistenza, emerge nella distanza, il suo forte è la resistenza, è colui che – in tutti i sensi – tira sempre il carretto. Soprattutto, è un bonaccione. Non è un caso che, tra le sue attività onlus, ci sia anche quella terapeutica per disabili, autistici e depressi: si chiama onoterapia, e qui l’asino è molto apprezzato per la sua calma, sicurezza, e persino affetto che riesce a trasmettere.

Asino più asina fa asino o asina, asino più cavalla fa mulo, asina più cavallo fa bardotto. Ma attenzione: mulo e bardotto sono sterili, e la loro discendenza finisce qui. Gli asini vivono circa quarant’anni, sono erbivori e – questa è l’unica richiesta – non possono essere allevati da soli, ma necessitano della compagnia di almeno un altro compagno o amico o parente. Soffrono la solitudine. Un gregario, appunto, perfetto: perché ha un carattere socievole, ama stare in gruppo, vive dello spirito di squadra. Con il cavallo e la zebra, l’asino ha una caratteristica comune: tutti e tre camminano su un dito solo, il medio, un dito robusto, la cui unghia forma lo zoccolo. Asino chi legge? Proprio no.