Fisichella: “Un suggerimento ricevuto da piccolo e un’amicizia che ha trasceso il mondo delle corse”
Da giovane, Giancarlo Fisichella desiderava diventare un pilota di successo. Aveva un punto di riferimento: Alex Zanardi. Lo osservava, lo analizzava, interagiva con lui, chiedendogli suggerimenti. E lui rispondeva sempre. «Ci sono tanti aggettivi per descrivere una persona come lui: straordinario, eccezionale, incredibile. Ma in effetti, lui era ineguagliabile. Lo affermo sinceramente: non ho mai visto nessuno come lui».
Una volta un fan gli chiese di scattare una foto a Monza, e la fotografò lui stesso, poiché non era ancora noto. E lui la raccontò ridendo.
«Era autoironico, provocatorio. Aveva sempre una battuta pronta. Ne faceva molte su se stesso. Rideva della sua disabilità, dei suoi piedi, delle sue gambe. Non nutriva mai pensieri negativi. Ci ha insegnato con il suo comportamento che non bisogna mai lasciarsi andare. Pensa a quante volte diamo importanza a questioni trascurabili; lui, invece, non si è mai lasciato ferire, non si è mai scoraggiato. Eppure ha dovuto affrontare difficoltà e due incidenti gravissimi».
Cosa ci indica questo riguardo alla sua personalità?
«Che rappresenta un modello. Dovrebbe esserlo per tutti. Un uomo che non si è mai smarrito. Ha saputo ripartire, reinventarsi. Si è ricostruito e ha trovato la forza di diventare campione ancora una volta. Affrontava tutto con coraggio e determinazione».
Infatti, era molto apprezzato e ammirato.
«Era sempre disponibile ad aiutare chiunque avesse necessità. Trovava sempre una parola per tutti. E un suo discorso mi ha dato forza quando ero bambino».
Quando lo incontrasti?
«L’ho conosciuto quando avevo 12 o 13 anni, mentre correvo nei kart. Lui era più grande e rappresentava il mio mito, uno dei miei idoli. Sono cresciuto osservandolo con ammirazione. Mi ha supportato enormemente in Francia, durante una gara di formula giovanile. Stavo per vincere il mio primo mondiale a 14 anni, ma avevo avuto delle difficoltà nelle eliminatorie. Mi sono ritrovato nel ripescaggio; chi vinceva quel turno accedeva alla finale. Ero molto teso».
E cosa ti disse?
«Mi rassicurò dicendo: “Vedrai che arriverai tra i primi due”. Mi invitò a rimanere calmo, a non attaccare. Mi infuse coraggio; quando queste parole vengono dal tuo eroe, hanno un grande impatto».
Come lo percepivi in pista?
«Era impressionante in gara. Aveva braccia robuste e una forza fisica straordinaria. Ma il suo vero punto di forza era la sua resilienza mentale; sembrava quasi riposato a fine gara, quando scendeva dalla vettura. Perché era sempre ben preparato e concentrato».
Dopo i kart, vi siete ritrovati in Formula Uno.
«Sì, negli anni ‘90 eravamo insieme in pista, nei circuiti; ci siamo rincontrati anche successivamente, nella Gt Endurance. Abbiamo condiviso trasferte, risate ed esperienze, creando un legame forte. Ci lascia davvero un grande uomo. Sento un vuoto dentro di me, sono profondamente triste».